Grazie a… Grazie per…
+ Dal Vangelo secondo Luca 23, 46
Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».
Detto questo spirò.
Ci sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicità loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero e l’autorità. Tu respingesti la prima, la seconda e la terza e desti così l’esempio. Lo spirito sapiente e terribile Ti aveva posto sul culmine del tempio e Ti aveva detto: “Se vuoi sapere se Tu sei Figlio di Dio, gettati in basso, poiché di Lui è detto che gli angeli Lo sosterranno e Lo porteranno, ed Egli non cadrà e non si farà alcun male, e saprai allora se Tu sei il Figlio di Dio e proverai allora quale sia la Tua fede nel Padre Tuo”; ma Tu, udito ciò, respingesti l’offerta, non Ti lasciasti convincere e non Ti gettasti giú. […] E siccome l’uomo non ha la forza di rinunziare al miracolo, così si creerà dei nuovi miracoli, suoi propri, e si inchinerà al prodigio di un mago, ai sortilegi di una fattucchiera, foss’egli anche cento volte ribelle, eretico ed ateo. Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: “Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu”. Tu non scendesti, perché una volta di piú non volesti asservire l’uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio. Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore. Ma anche qui Tu giudicavi troppo altamente degli uomini, giacché, per quanto creati ribelli, essi sono certo degli schiavi. Vedi e giudica, son passati quindici secoli, guardali: chi hai Tu innalzato fino a Te? Ti giuro, l’uomo è stato creato più debole e più vile che Tu non credessi! Può egli forse compiere quel che puoi compiere Tu? Stimandolo tanto, Tu agisti come se avessi cessato di averne pietà, perché troppo pretendesti da lui, e chi ha fatto questo? Colui che lo amava più di se stesso! […]
(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979, vol. I, pagg. 263 e 282)
Grazie mille
883-Grazie mille -1999
Quando si vedono
le montagne che non c’è foschia
quando le vacanze iniziano
e quando poi torno a casa mia
quando mi alzo e sento che ci sono
quando sfreghi il naso contro il mio
quando mi respiri vicino
sento che sento che
Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille
Quando si giocano
le coppe in tele il mercoledì
quando sento un pezzo splendido
che mai pensavo bello così
quando il cane mi vuol salutare
quando vedo i miei sorridere
quando ho l’entusiasmo di fare
sento che sento che
Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille
Quando un microfono
non lo vorrei abbandonare mai
quando i miei amici prendono
un’accoppiata secca alla SNAI
quando il mondo mi sembra migliore
anche solo per un attimo
quando so che ce la posso fare
sento che sento che
Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille
Per ogni istante, ogni giorno, ogni attimo
che mi è stato dato
Grazie Mille
Grazie Mille
Grazie Mille
Grazie Mille
Grazie mille… a volte lo diciamo distrattamente, a volte per abitudine, altre volte non lo diciamo affatto. Eppure questa parola è così carica di significato! Esprime, infatti, la riconoscenza per un dono ricevuto, per un qualcosa di “non dovuto”, la gratuità di un gesto.
Nella nostra società che tende a calcolare tutto dando ad ogni cosa un prezzo, la “gratitudine” raramente trova diritto di cittadinanza. Recuperare questo valore, allora, diventa importante. Si tratta di mettersi in un atteggiamento nuovo di fronte alla vita, a se stessi, agli altri e a tutto ciò che ci circonda.
Grazie mille…quando mi alzo e sento che ci sono…per ogni istante che sto vivendo…: il primo grazie da pronunciare all’inizio di ogni nuovo giorno è per il dono della vita, il valore più alto e più prezioso.
Grazie mille…per ogni giorno che mi è stato dato…: l’autore di questo miracolo è Dio. All’origine di ogni vita, infatti, c’è la sua mano creatrice; la più grande espressione di gratitudine va perciò a Lui.
Grazie mille…quando ho l’entusiamo di fare…quando so che ce la posso fare…: quando stiamo bene, quando abbiamo la forza per affrontare ogni giorno l’avventura della vita, non sempre ci ricordiamo di ringraziare Dio.
Grazie mille…quando i miei amici prendono un’accoppiata secca alla SNAI…: quanto è difficile trovare persone che sanno partecipare alle gioie altrui! Dire grazie anche quando i nostri amici sono nella gioia è segno di maturità e di vera comunione. Il senso di gratitudine per le gioie degli altri ci fa superare la logica della competizione e dell’arrivismo che mina alle radici i rapporti tra gli uomini.
Grazie mille…quando il mondo mi sembra migliore…: dire grazie, cogliendo i semi di bene che ci sono attorno, significa avere uno sguardo che sa apprezzare i segni positivi presenti nelle persone e nelle cose. Il senso di gratitudine, allora, è quell’atteggiamento fondamentale di stupore dell’uomo di fronte alla vita, alle cose, agli avvenimenti,a Dio. Non possiamo ridurre i rapporti con gli altri ad un mero calcolo freddo e matematico. Un’esistenza vissuta senza gratitudine, infatti, è presto destinata ad impoverirsi e a svuotarsi di significato.
Uomo del nostro tempo!
Uomo che vivi immerso nel mondo, credendo di padroneggiarlo mentre forse ne sei preda, Cristo ti libera da ogni schiavitù per lanciarti alla conquista di te, all’amore costruttivo e proteso al bene; amore esigente, che ti fa costruttore, non distruttore del tuo domani, della tua famiglia, del tuo ambiente, della società intera. […] Uomo del nostro tempo!
Cristo ti libera dall’egoismo per chiamarti, alla condivisione ed all’impegno alacre e gioioso per gli altri.
Giovanni Paolo II
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