mar
20
2009
2

Quinto incontro gruppo animatori [20/03/2009]

Mc 12,28-34
Il Signore Dio nostro è l’unico Signore: lo amerai.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo

Written by Enrico Donà in: Campiglia dei Berici, Formazione animatori |
mar
13
2009
0

Cena ebraica - 06/04/2009

Con questo primo e importante appuntamento, iniziamo assieme la settimana Santa in attesa della domenica della Resurrezione.

L’appuntamento, che sostituisce l’incontro di formazione per il mese di Aprile, va valorizzato con la partecipazione di tutti.

Istituzione della Pasqua
Es 12, 1-20

Dal libro dell’Esodo

Il SIGNORE parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto, dicendo: «Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il decimo giorno di questo mese, ognuno prenda un agnello per famiglia, un agnello per casa; se la casa è troppo poco numerosa per un agnello, se ne prenda uno in comune con il vicino di casa più prossimo, tenendo conto del numero delle persone. Voi conterete ogni persona secondo quello che può mangiare dell’agnello. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d’Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto. Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. Se ne mangi la carne in quella notte; la si mangi arrostita al fuoco, con pane azzimo e con erbe amare. Non mangiatelo poco cotto o lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora. Non lasciatene avanzo alcuno fino alla mattina. Quello che sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo con il fuoco. Mangiatelo in questa maniera: con i vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta: è la Pasqua del SIGNORE.
Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono il SIGNORE. Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto. Quel giorno sarà per voi un giorno di commemorazione, e lo celebrerete come una festa in onore del SIGNORE; lo celebrerete di età in età come una legge perenne. Per sette giorni mangerete pani azzimi. Fin dal primo giorno toglierete ogni lievito dalle vostre case; perché, chiunque mangerà pane lievitato, dal primo giorno fino al settimo, sarà tolto via da Israele. Il primo giorno avrete una riunione sacra, e un’altra il settimo giorno. Non si faccia nessun lavoro in quei giorni; si prepari soltanto quello che è necessario a ciascuno per mangiare, e non altro. Osservate dunque la festa degli Azzimi; poiché in quello stesso giorno io avrò fatto uscire le vostre schiere dal paese d’Egitto; osservate dunque quel giorno di età in età, come un’istituzione perenne. Mangiate pani azzimi dalla sera del quattordicesimo giorno del mese, fino alla sera del ventunesimo giorno. Per sette giorni non si trovi lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà qualcosa di lievitato, sarà eliminato dalla comunità d’Israele, sia egli straniero o nativo del paese. Non mangiate nulla di lievitato; dovunque abiterete, mangerete pani azzimi”».

Written by Enrico Donà in: Campiglia dei Berici, Formazione animatori |
mar
02
2009
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Corso animatori vicariale.. la ricarica! 02/03/2009

Grazie a… Grazie per…

+ Dal Vangelo secondo Luca 23, 46

Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».
Detto questo spirò.

Ci sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicità loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero e l’autorità. Tu respingesti la prima, la seconda e la terza e desti così l’esempio. Lo spirito sapiente e terribile Ti aveva posto sul culmine del tempio e Ti aveva detto: “Se vuoi sapere se Tu sei Figlio di Dio, gettati in basso, poiché di Lui è detto che gli angeli Lo sosterranno e Lo porteranno, ed Egli non cadrà e non si farà alcun male, e saprai allora se Tu sei il Figlio di Dio e proverai allora quale sia la Tua fede nel Padre Tuo”; ma Tu, udito ciò, respingesti l’offerta, non Ti lasciasti convincere e non Ti gettasti giú. […] E siccome l’uomo non ha la forza di rinunziare al miracolo, così si creerà dei nuovi miracoli, suoi propri, e si inchinerà al prodigio di un mago, ai sortilegi di una fattucchiera, foss’egli anche cento volte ribelle, eretico ed ateo. Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: “Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu”. Tu non scendesti, perché una volta di piú non volesti asservire l’uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio. Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore. Ma anche qui Tu giudicavi troppo altamente degli uomini, giacché, per quanto creati ribelli, essi sono certo degli schiavi. Vedi e giudica, son passati quindici secoli, guardali: chi hai Tu innalzato fino a Te? Ti giuro, l’uomo è stato creato più debole e più vile che Tu non credessi! Può egli forse compiere quel che puoi compiere Tu? Stimandolo tanto, Tu agisti come se avessi cessato di averne pietà, perché troppo pretendesti da lui, e chi ha fatto questo? Colui che lo amava più di se stesso! […]
(F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979, vol. I, pagg. 263 e 282)

Grazie mille
883-Grazie mille -1999

Quando si vedono
le montagne che non c’è foschia
quando le vacanze iniziano
e quando poi torno a casa mia
quando mi alzo e sento che ci sono
quando sfreghi il naso contro il mio
quando mi respiri vicino
sento che sento che

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille

Quando si giocano
le coppe in tele il mercoledì
quando sento un pezzo splendido
che mai pensavo bello così
quando il cane mi vuol salutare
quando vedo i miei sorridere
quando ho l’entusiasmo di fare
sento che sento che

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille

Quando un microfono
non lo vorrei abbandonare mai
quando i miei amici prendono
un’accoppiata secca alla SNAI
quando il mondo mi sembra migliore
anche solo per un attimo
quando so che ce la posso fare
sento che sento che

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille

Per ogni istante, ogni giorno, ogni attimo
che mi è stato dato
Grazie Mille
Grazie Mille
Grazie Mille
Grazie Mille

Grazie mille… a volte lo diciamo distrattamente, a volte per abitudine, altre volte non lo diciamo affatto. Eppure questa parola è così carica di significato! Esprime, infatti, la riconoscenza per un dono ricevuto, per un qualcosa di “non dovuto”, la gratuità di un gesto.
Nella nostra società che tende a calcolare tutto dando ad ogni cosa un prezzo, la “gratitudine” raramente trova diritto di cittadinanza. Recuperare questo valore, allora, diventa importante. Si tratta di mettersi in un atteggiamento nuovo di fronte alla vita, a se stessi, agli altri e a tutto ciò che ci circonda.
Grazie mille…quando mi alzo e sento che ci sono…per ogni istante che sto vivendo…: il primo grazie da pronunciare all’inizio di ogni nuovo giorno è per il dono della vita, il valore più alto e più prezioso.
Grazie mille…per ogni giorno che mi è stato dato…: l’autore di questo miracolo è Dio. All’origine di ogni vita, infatti, c’è la sua mano creatrice; la più grande espressione di gratitudine va perciò a Lui.
Grazie mille…quando ho l’entusiamo di fare…quando so che ce la posso fare…: quando stiamo bene, quando abbiamo la forza per affrontare ogni giorno l’avventura della vita, non sempre ci ricordiamo di ringraziare Dio.
Grazie mille…quando i miei amici prendono un’accoppiata secca alla SNAI…: quanto è difficile trovare persone che sanno partecipare alle gioie altrui! Dire grazie anche quando i nostri amici sono nella gioia è segno di maturità e di vera comunione. Il senso di gratitudine per le gioie degli altri ci fa superare la logica della competizione e dell’arrivismo che mina alle radici i rapporti tra gli uomini.
Grazie mille…quando il mondo mi sembra migliore…: dire grazie, cogliendo i semi di bene che ci sono attorno, significa avere uno sguardo che sa apprezzare i segni positivi presenti nelle persone  e nelle cose. Il senso di gratitudine, allora, è quell’atteggiamento fondamentale di stupore dell’uomo di fronte alla vita, alle cose, agli avvenimenti,a Dio. Non possiamo ridurre i rapporti con gli altri ad un mero calcolo freddo e matematico. Un’esistenza vissuta senza gratitudine, infatti, è presto destinata ad impoverirsi e a svuotarsi di significato.

Uomo del nostro tempo!

Uomo che vivi immerso nel mondo, credendo di padroneggiarlo mentre forse ne sei preda, Cristo ti libera da ogni schiavitù per lanciarti alla conquista di te, all’amore costruttivo e proteso al bene; amore esigente, che ti fa costruttore, non distruttore del tuo domani, della tua famiglia, del tuo ambiente, della società intera. […] Uomo del nostro tempo!
Cristo ti libera dall’egoismo per chiamarti, alla condivisione ed all’impegno alacre e gioioso per gli altri.
Giovanni Paolo II

Corso animatori vicariale.. la ricarica! - Scarica la preghiera

Written by Enrico Donà in: Diocesi, Formazione animatori |
gen
28
2009
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Incontro animatori giovanissimi - 31/01/2009

Il recente epilogo della festa di don Bosco, ci pone di fronte ad una serie di interrogativi. E’ questo il momento migliore per un sano confronto ed una verifica obiettiva. Ed è questo il momento per portare nuove idee ed intraprendere iniziative “coraggiose”.

Ci troviamo in Casa della Comunità a Campiglia, dalle 14.30 alle 15.30.

Written by Enrico Donà in: Campiglia dei Berici, Formazione animatori |
gen
09
2009
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Quarto incontro gruppo animatori - 09/01/2009

Mc 1,7-11
Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Written by Enrico Donà in: Campiglia dei Berici, Formazione animatori |
dic
15
2008
0

100 e 40 anni di Storia: Giornata di studio per animatori, responsabili giovani e adulti

Le Commissioni diocesane del Settore Giovani e Adulti propongono per domenica 18 gennaio 2009, presso il patronato Leone XIII a Vicenza: Azione cattolica, 100 e 40 anni di Storia. Riflessione guidata da Ernesto Preziosi.

Fare memoria di un cammino significa soprattutto ridirci oggi il senso e il significato dell’essere Azione Cattolica, qui ed oggi, all’alba del terzo millennio cristiano, nelle pieghe dell’oggi, negli interstizi del dialogo fraterno e di pace con tutte le persone che oggi incontriamo lungo le strade della vita quotidiana.

Il nostro peculiare ruolo di associazione laicale corresponsabile con i nostri Pastori nel far crescere il Vangelo di Gesù Cristo, ci permette anche di ritrovare il senso nuovo e antico dell’esperienza associativo di Azione Cattolica: l’impegno formativo, il servizio educativo, la capacità di leggere i segni di questo tempo, la voglia di incontrarci e fare un cammino di crescita umana e cristiana nei gruppi, nelle presidenze, nei campi-scuola, nelle giornate di spiritualità e di formazione sparse nel corso di ogni anno associativo.

Noi sappiamo che tutto quello che è stato costruito è avvenuto grazie ad un affidamento e ad un “polmone spirituale” che è sentirsi nelle mani del “Totalmente Altro”, nelle braccia del Signore, perché noi abbiamo ricevuto un testimone da altri e ad altri lo consegneremo con l’unico convincimento che è davvero il Signore ad accompagnarci lungo le vie della vita.

Programma (Giovani e adulti)

  • Ritrovo e inizio ore 8.30
  • Relazione ore 9.00, Segue dibattito
  • Santa Messa ore 11.00

Giovani

  • Pranzo al sacco ore 12.30
  • Inizio laboratori ore 14.15
    1. Olinto Brugnoli, “Cinema e Parola di Dio”
    2. Dario Vivian, “Arte e Parola di Dio”
    3. Equipe giovani diocesana, “La terra del Santo, il quinto vangelo e la Parola di Dio”
    4. Marco Campedelli,  “Espressività, teatro e Parola di Dio”
  • Conclusione ore 16.15
Written by Enrico Donà in: Diocesi, Formazione animatori, Giovani |
dic
05
2008
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Terzo incontro gruppo animatori - 05/12/2008

Gv 1,6-8.19-28
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Written by Enrico Donà in: Campiglia dei Berici, Formazione animatori |
ott
21
2008
0

Terza serata c.b. animatori - 21/10/2008

In viaggio…
Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro (Giovanni Paolo II).

Canto: Si viene e si va (Ligabue)

Si viene e si va comunque ballando
pensando “una vita forse non basterà”
si viene e si va allora tenendo la vita per la coda
nel caso che dio non sia in sede
si viene e si va tenendoci stretti tenendoci dritti che così si fa
si viene e si va per sempre
fra gusto e dolore più o meno venendo nel mondo più o meno
vai vieni e vai come puoi/vuoi
nasci solo e solo andrai
è in mezzo che hai quel gran bel traffico il traffico che puoi
si viene e si va cercandoci un senso
che poi alla fine il senso è tutto qua
si viene e si va di umana commedia che c’è chi la spiega e c’è chi vive e va
si viene e si va comunque
fischiando cantando il motivo ci serve comunque un motivo
vai vieni e vai come puoi/vuoi
nasci solo e solo andrai
è in mezzo che hai quel gran bel traffico il traffico che puoi
va vieni e vai come puoi/vuoi
nasci solo e solo andrai
è in mezzo che hai quel gran bel traffico il traffico che puoi.

+ Dal Vangelo di Matteo (28, 17-20)

Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

«Si viene e si va per sempre… una vita forse non basterà»: la nostra vita è un frammento di tempo che ci è dato di vivere solo una volta. Ligabue affronta in diversi testi il connubio Dio-Uomo-Vita-Amore (Hai un momento Dio, Tu che conosci il cielo, Voglio volere, Questa è la mia vita, Metti in circolo il tuo amore…), sembra non fermarsi in un orizzonte puramente terreno (per fortuna!!!!). Una vita vissuta senza una tensione verso un valore trascendente, verso Dio presto si svuota e si impoverisce. Nasce proprio da qui il mal-essere e il disagio di molti. Il rinchiudersi in una logica materialistica ha pro¬dotto la «noia» di vivere. Colpa anche di una società che non ha saputo comunicare valori e ideali positivi. In una cultura del «tutto e subito» resta poco spazio per Dio. E così soprattutto i giovani, chiamati a volare alto, in realtà finiscono per restare intrappolati nella rete della mediocrità, non realizzando le loro profonde potenzialità. «Si viene e si va tra gusto e dolore»: la nostra vita è costellata di momenti di gioia e di dolore. A volte il dolore (fisico o morale) ci prova mettendo in crisi le nostre certezze. L’esperienza della sofferenza, però, può essere anche un’occasione per aprirci a Dio, per dare un senso profondo al nostro vivere e al nostro soffrire. Di fronte al dolo¬re spesso nasce un senso di ribellione. Ma se da un lato esso può allontanare ulteriormente da Dio, dall’altro può essere l’occasione favorevole per riscoprire il volto di un Dio vicino. Dipende da come lo affrontiamo! «Nasci solo e solo andrai»: il terzo millennio ci riserverà nuove solitudini se non sapremo mettere Dio a fondamento della nostra vita e dei rapporti con gli altri. La solitudine, sperimentata da molti oggi, è il risultato inevitabile di una vita vissuta mettendo Dio ai margini. Quanto più le nuove generazioni sapranno dare anima e profondità al loro vivere tanto più la loro vita riprenderà quota. «Ci serve comunque un motivo»: senza un motivo non si può vivere, diventa inutile il nostro andare. E ci vogliono «motivi forti», non confinati in un’ottica puramente terrena ma proiettati verso l’infinito che è Dio.
Non scoraggiamoci dunque durante il nostro cammino, conosciamo bene i nostri PUNTI FERMI!
Bicchiere sempre “mezzo pieno” facciamo rifiorire in noi la speranza cristiana.
Benedetto XVI in Spe Salvi ci ricorda: “Accogliere l’insegnamento di queste realtà significa lasciare che Dio ci parli attraverso il mistero pasquale di Cristo, nostra speranza, ma anche della sua presenza profetica nelle persone che, con la forza dello Spirito donato da Gesù Cristo, si sono impegnate nella costruzione di un mondo più umano e hanno vissuto un progetto di grande riconciliazione, per una società dove sia più facile essere fratelli gli uni degli altri e l’amore sia meno oneroso”.
E se durante la strada inciampiamo in qualche dubbio, qualche paura, qualche incertezza ecco appare “Lui” che ci dice: “Non temete sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

5 minuti per…

  • Qual è la difficoltà che maggiormente Ti preoccupa durante questo Tuo nuovo cammino di animatore/educatore ?
  • “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” ci dice Gesù nel suo messaggio di “invio”. In che modo vivi questa Sua vicinanza ?

Preghiera terza serata c.b. animatori - 21/10/2008

La terra stà scomparendo

Il “nonocalogo” della formazione

Written by Enrico Donà in: Formazione animatori, Vicariato |
ott
14
2008
0

Seconda serata c.b. animatori - 14/10/2008

Io come Dono verso l’Altro…

+ Dal Vangelo di Matteo (10, 1-8)

Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Dai il meglio di te… (Madre Teresa)

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA’ IL BENE
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA’ IL BENE
L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI
Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA
Da’ al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DAI IL MEGLIO DI TE

Segno: anche noi gratuitamente doniamo…dono come nascita, cura, incontro…

La nascita è il dono dell’origine, è incarnazione dell’amore. Il darsi di un’esperienza del bene secondo la gratuità. La cura sceglie l’altro con attenzione e tenerezza impegnandosi ad accompagnarlo nel tempo. Incontro: non si nasce per nascere ma si nasce per incontrare! Per quanto gli incontri possano essere preparati e attesi, il loro concreto accadere attua il “farsi presente” di ciascuno all’altro. “Presente” appunto nel senso di un dono vivente! Il dono non indica solo il valore di ciò che è dato, ma il valore dell’altro, del donatario, della relazione che lega le persone e quindi anche della fonte del dono stesso.

Un compagno di strada nella gratuità: Alberto Marvelli.

Il campo inesauribile della carità è una scuola magnifica di perfezione per noi e di apostolato per gli altri; ci abitua a considerare i veri valori della vita; ci stacca di più dalle cose della terra , confermando la parola di Cristo: che si prova più gioia nel dare che nel ricevere; ci fa sentire l’urgenza di risolvere tanti problemi di giustizia sociale, secondo gli insegnamenti del maestro: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia”.

Preghiera secondo incontro c.b. - 14/10/2008

Written by Enrico Donà in: Formazione animatori, Vicariato |
set
30
2008
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Primo incontro gruppo animatori - 30/09/2008

Mt 21,33-43
Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Discorso di Benedetto XVI ai giovani di AC (4 maggio 2008)

Dal discorso di Benedetto XVI all’AC (4 maggio 2008)

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